IL
TIFOSO FERITO. Le accuse pesanti della Nord per gli incidenti a Verona:
«Picchiati dalla polizia»
«Vogliamo giustizia
per Paolo»
Il legale della famiglia:
«Aspetti inquietanti. La stazione era deserta»
Gli ultras revocano lo
sciopero del tifo: «Né per la squadra nè per la società ma per i ragazzi che
sono stati picchiati e umiliati»
CONFERENZA STAMPA DEGLI ULTRAS CURVA NORD 1911 BRESCIA
Per loro ha il
sapore dell’imboscata, del pestaggio pianificato e studiato a tavolino. Per i
ragazzi della Curva Nord-Brescia 1911 non c’è altra spiegazione: il 24 settembre
alla stazione di Verona sono stati volutamente massacrati, c’era un vero e
proprio piano di guerra e gli agenti di polizia lo hanno messo in atto senza
guardare in faccia a nessuno. Per gli ultras della curva Nord a Verona si è
consumato un vero e proprio massacro: a farne le spese è stato Paolo Scaroni,
29enne di Castenedolo, ancora in ospedale nel veronese dopo due mesi di coma.
Accuse pesanti. Pesantissime. Accuse da brivido quelle mosse ieri dai ragazzi
del gruppo Brescia 1911 nella loro sede di via Metastasio in una conferenza
stampa a cui hanno partecipato anche i familiari di Paolo. Accuse nei confronti
di chi quel sabato aveva il compito di gestire l’ordine pubblico: accuse alla
polizia e al funzionario in servizio. Accuse accompagnate da una serie di
filmati girati con i telefonini in stazione («la telecamera me l’hanno sfasciata
appena l’hanno vista» ammette il "regista" dei tifosi, incaricato di girare sia
in casa che in trasferta»), dalle testimonianze di chi era presente e dai primi
risultati delle indagini difensive, definiti «inquietanti» dall’avvocato Ennio
Buffoli dello studio Alessandro Mainardi. Accuse che la questura scaligera non
commenta: «C’è un procedimento penale in atto - spiega un portavoce - sarà il
magistrato ad esprimersi sull’accaduto».
La procura di Verona sulla vicenda ha aperto, subito dopo l’incidente,
un’inchiesta a carico di ignoti e le indagini proseguono. Il pm Pier Umberto
Vallerin ha incaricato il medico legale Zeno De Battisti di effettuare
accertamenti per individuare la natura delle ferite riportate alla testa da
Paolo. L’avvocato Alessandro Mainardi, difensore storico della tifoseria della
Nord, e incaricato ultimamente anche dalla famiglia Scaroni, nel frattempo non è
rimasto con le mani in mano. Il 23 dicembre, come ha spiegato ieri l’avvocato
Buffoli, è stato presentato un esposto alla procura di Verona, in cui sono
raccolte le testimonianza di 22 tifosi presenti il 24 settembre in stazione.
Testimonianze che l’avvocato considera importanti, ma che potrebbero essere
ulteriormente arricchite e proprio per questo motivo lancia un’appello alle
persone che possono aver visto qualcosa quella sera in stazione. L’avvocato ha
anche presentato richiesta al pm perchè Giovanni Scaroni, il papà di Paolo,
venga nominato dal gip curatore speciale del figlio, in modo che possa essere
presentata una denuncia- querela da parte del ragazzo.
Per l’avvocato, come detto, dalle prime indagini difensive emergono degli
aspetti inquietanti. «Perchè la stazione di Verona - ha detto l’avvocato Buffoli
- era completamente deserta? È una coa normale o rientrava in un piano preciso?
Ed è normale che i poliziotti indossino le maschere antigas anche se non ci sono
disordini?». «Pare anche che il funzionario responsabile dell’ordine pubblico -
ha proseguito il legale - in occasione di altre partite abbia avuto problemi
molto simili».
Resta ancora da chiarire la chiamata fatta dalla polizia al 118 che chiede
un’ambulanza per Paolo in codice giallo, mentre quando i medici arrivano
cambiano subito in codice rosso. Inquietante, sempre secondo gli ultras, anche
la versione della questura veronese. Il giorno dopo l’incidente da Verona si
tende a parlare di «fuoco amico»: Paolo potrebbe essere stato colpito da un
sasso lanciato dai suoi amici in direzione dei poliziotti. Sempre nella versione
della questura si parla di una sola ferita di 5 centrimetri quadrati,
compatibile con le dimensioni di un cubetto di porfido. Ma nel referto del
pronto soccorso, esibito ieri dai familiari di Paolo, si parla di un «trauma
cranico grave da ripetute percosse». I medici che hanno operato Paolo hanno
parlato ai familiari - come spiegato ieri da Milva Cerveni, autorizzata dai
genitori di Paolo - di un «grosso ematoma interno asportato, ma non compatibile
con una ferita causata da un sasso».
Un contribuito alle indagini potrebbe venire dalle immagini amatoriali girate in
stazione con i cellulari e mostrate ieri pomeriggio nel corso della conferenza
stampa. La visione non è nitida e anche l’audio lascia a desiderare, ma, come ha
voluto precisare Diego Piccinelli, leader storico della Curva Nord, si
percepisce che «non c’è scontro, ma solo una carica immotivata da parte della
polizia». In effetti le immagini mostrano i vagoni ferroviari invasi dal fumo
dei lacrimogeni, si respira la concitazione del momento, il crescendo del
linguaggio, si sentono paura e rabbia. Si vedono i ragazzi che vomitano sui
binari, non si vede - nelle immagini mostrate (che potrebbero anche essere
limitate, per essere obiettivi, solo a un’area della stazione) - alcuno scontro,
ma i poliziotti armati di manganello e alcuni che dal gruppo lanciano sassi in
direzione dei tifosi. Si sentono i tifosi urlare "tirano i sassi, chiudiamo
tutto". E poi ci sono le immagini delle ferite, delle echimosi: c’è pure una
tifosa, una donna, che mostra un ematoma molto vasto sul seno.
Gli ultras lanciano accuse e chiedono giustizia. E sono pronti a revocare lo
sciopero del tifo. Sabato i tifosi della Curva Nord saranno a Verona. «Abbiamo
deciso di tornare a fare le trasferte - ha spiegato Piccinelli -. Avevamo detto
che non saremmo più andati fuori casa, finchè Paolo non fosse tornato a Brescia
e nei giorni scorsi è tornato per un po’ a casa. Quello che è successo a lui
poteva succedere a chiunque e non deve più succedere. Torniamo allo stadio per
Paolo e per gli altri ragazzi picchiati e umiliati, non per la squadra, per i
campioni e men che meno per la società». Di nuovo allo stadio per fare il tifo,
ma anche per continuare a urlare «Paolo sempre con noi».